Storia: cercare le origini delle Alpi Vigne Superiori è come trovare un ago nel pagliaio.
Le due baite, che formano l'alpeggio, si collocano sulla sponda destra del torrente Flua, in prossimità del salto di roccia che sostiene l'imponente morena laterale del ghiacciaio Sesia-Locce. La data della loro costruzione è incerta e non esistono testimonianze scritte a riguardo, ma la posizione e l'esposizione del ricco pascolo suggeriscono antiche origini. Le teorie relative alle ricostruzioni climatiche degli ultimi secoli possono suggerire una data di possibile costruzione verso l'inizio del 1700.
In tempi più recenti, sono state un punto di riferimento per gli alpinisti diretti alle vie sul versante sud del Monte Rosa, trovando sempre ospitalità su un giaciglio di paglia ed una tazza di latte offerti dai pastori (S. Soglio, 1951, «Alpi Pennine da rifugio a rifugio»).
All'inizio degli Anni 60, la sezione di Vercelli del CAI, rinunciò alla gestione della baita sociale di Exilles (TO) a causa dei lavori ingenti necessari al mantenimento della struttura che, a sua volta, aveva preso il posto della precedente baita sociale a Noveis (BI) in uso prima della Seconda Guerra Mondiale, e rivolse il suo interesse alla montagna che nelle giornate limpide si erge imponente sulla pianura, individuando nella zona compresa tra il torrente Flua ed il ghiacciaio del Sesia come la più adatta per un rifugio.
Furono analizzati diversi progetti. Tra quelli più significativi, un bivacco in struttura metallica a quota 2700 metri nei pressi di un salto di roccia che origina una cascata del torrente Flua, circa 45 minuti oltre l'attuale rifugio, mentre l'ing. Turcotti propose, una struttura in muratura un poco più in alto, a 2800 metri circa di quota, al culmine della morena laterale del ghiacciaio Sesia-Locce, in una posizione che, all'epoca, era stata individuata come punto d'arrivo appetibile per un nuovo impianto funiviario proveniente da Alagna con lo scopo di sfruttare il plateau del ghiacciaio del Sesia con impianti di sci estivo. Si trattava, sicuramente, d'altri tempi: era, infatti, da poco entrata in funzione l'ardita funivia per Punta Indren e l'estensione dei ghiacciai era superiore a quella attuale.
Entrambe queste strutture si collocavano in una posizione al riparo da grandi slavine che, facilmente, in primavera, rigano quei pendii; occorreva, però, realizzarle ex-novo in un'epoca in cui l'elicottero era un mezzo di trasporto prettamente militare, in secondo luogo si deve aggiungere l'eccessiva distanza dal termine della strada carrozzabile che, allora, terminava presso le miniere d'oro del Creas, poco oltre l'abitato di Alagna.
Questi, i principali motivi che indussero a rinunciare a quei prestigiosi sogni.
Nel 1966, la famiglia Rolandi prese contatti con il Consiglio Direttivo perché era intenzionata a donare le baite delle Alpi Vigne Superiori, inutilizzate da una decina d'anni, ma ancora in buono stato di conservazione.
Come risulta dai verbali dell'epoca, la Sezione, unanimemente, accettò la donazione e l'arch Vincenzo Pensotti curò il progetto di recupero e cambio d'uso.
La famiglia Barba (a memoria di Nino, a lungo Presidente della nostra Sezione), la famiglia Ferrero (a memoria del figlio Luciano, giovane alpinista stroncato da una grave malattia), enti e privati contribuirono economicamente.
I lavori iniziarono nel 1967; i soci lavorarono sodo per modificare e sistemare gli ambienti, la quantità di materiale necessario allo scopo fu davvero importante, tanto che per il trasporto in quota delle masserizie furono organizzate le ultime tradotte di muli che l'alta valle ricordi.


La ristrutturazione terminò nel 1968, in tempo per l'apertura nel mese di giugno ed il 1° settembre dello stesso anno il rifugio fu inaugurato solennemente ed ufficialmente alla presenza di numerose autorità che salirono alle Alpi Vigne insieme con altre - almeno - 150 persone.
Da allora è il Rifugio Barba Ferrero.
In quella prima stagione, il gestore fu Arturo Dazza, detto Remo, di Coggola; per lui si trattò di un ritorno all'infanzia, quando condusse l'Alpe insieme al padre.
Il Barba Ferrero oggi: il rifugio è costituito da due edifici di due piani ognuno.
Il piano inferiore dell'edificio prospiciente alla terrazza lastricata è adibito a bar e cucina, mentre al piano superiore trova posto l'accogliente sala da pranzo.
Sulla destra della porta del bar, si trova un secondo ingresso: è l'accesso al locale invernale che può accogliere 4 persone; esso è sempre aperto, è dotato di telefono d'emergenza e materiale di pronto soccorso.
Il secondo edificio, un poco più arretrato rispetto al primo è, invece, unicamente destinato a dormitorio con letti a castello e tavolato; gli ambienti possono ospitare al massimo 26 persone.
Poco più a monte di questa costruzione si trova la piazzola per l'atterraggio dell'elicottero.
Il rifugio è equipaggiato con una turbina idroelettrica in grado di fornire energia elettrica "pulita" e riscaldamento ai due edifici ed è dotato di telefono, il cui numero è 0161-91919.
Il futuro: dal 1968 la struttura è rimasta inalterata ad accogliere l'escursionista; ciò ha reso il suo aspetto famigliare. In particolare il suo profilo evoca lineamenti umani, come ho sentito quella volta in cui un bambino che gustava la polenta su un tavolo all'aperto, raccontava alla sua mamma che le due finestrelle erano gli occhi, la porta il naso ed i due spioventi del tetto le sopracciglia; un viso bonario, rassicurante.
Estati roventi ed inverni gelidi hanno segnato i lineamenti di quel viso: alcune crepe oggi percorrono i muri.
In 40 anni, poi, sono cambiate tante leggi e le norme di sicurezza sono severe anche a 2250 metri di quota.
Per continuare ad esistere, il nostro rifugio deve rinnovarsi; appena possibile - appena la neve si sarà sciolta - inizieranno i lavori di ristrutturazione dell'edificio adibito a cucina e sala da pranzo.
Il rifacimento sarà totale ed alla fine ci consegnerà una struttura più slanciata, accessibile anche alle persone più alte di statura, evitando loro comici contorsionismi.
I lavori saranno eseguiti da una ditta specializzata e non ci sarà nessun utilizzo spregiudicato del cemento armato perché, dobbiamo sempre ricordarci che siamo nel Parco Naturale Alta Valsesia e quindi oltre ai vincoli di sicurezza esistono, più stringenti, anche limiti paesaggistici; l'edificio sarà, pertanto, smontato pietra dopo pietra e rimontato. Tutto quello che mancherà sarà recuperato sul posto.
Il lavoro è ingente e soprattutto costoso; la Sede Centrale del CAI, la Regione Piemonte, la Provincia di Vercelli hanno contribuito ognuno con la loro quota. La Sezione di Vercelli ha investito tutto.
Se tu vuoi dare un contributo, qualsiasi sia l'ammontare, sul CC del CAI di Vercelli, IBAN IT82 D060 9010 0000 0000 0523 800 posso dirti soltanto GRAZIE, anche a nome di tutti quelli che passeranno al Barba Ferrero per ammirare la grandezza della natura ed invitarti nel 2010 all'Alpe Vigne Superiore per la riapertura.
Architettura: i due fabbricati, in muratura di pietrame, conservano esteriormente l'aspetto classico delle baite di montagna inserendosi con continuità nell'ambiente circostante.
Nella loro trasformazione da baite in rifugio, lampante esempio di recupero di strutture edilizie agricole adibite alla pastorizia, si è voluto tramandare il valore, culturale, etnico ed ambientale di utilizzo del suolo, con particolare attenzione nell'effettuare interventi sul territorio senza che alterassero l'equilibrio del contesto territoriale e paesistico in cui erano inseriti.
Nei mesi estivi, i pascoli circostanti brulicano ancora di greggi; era naturale allora, continua ad esserlo ancora oggi.
Come raggiungerlo: usciti dall'autostrada al casello di Romagnano Sesia, s'imbocca la SR299 verso Varallo Sesia ed Alagna. Si risale tutta la Valsesia; giunti all'abitato di Alagna, lo si supera seguendo le indicazioni per la sciovia Wold.
Da anni la strada carrozzabile che porta al piazzale dell'Acqua Bianca è ad accesso regolamentato ed occorre lasciare l'auto al parcheggio della sciovia Wold.
Durante la stagione estiva, è attivo un servizio di navetta (a pagamento) per il piazzale dell'Acqua Bianca che costituisce il punto di partenza dei tre sentieri 7, 7d e 7e che raggiungono il rifugio.
Durante il periodo dell'anno in cui le navette non prestano servizio, la strada è sempre chiusa al traffico privato e può essere unicamente percorsa a piedi, almeno fino al ponte automobilistico che attraversa il fiume Sesia poco oltre la cappella di Sant'Antonio; restando sulla sponda destra si può proseguire lungo il sentiero 6 per il rifugio Pastore e quindi la casa del parco. Proseguendo, invece, lungo la carrozzabile, si arriva al piazzale dell'Acqua Bianca.
Segnavia 7: (ore 2.20, difficoltà E)
Lasciamo alle nostre spalle il piazzale dell'Acqua Bianca, presso l'omonima cascata (1500 m circa), su ampia e comoda mulattiera, e percorriamo poche decine di metri, giungendo ad un bivio; si prosegue tenendo la sinistra (a destra inizia il sentiero per il colle del Turlo con segnavia 7a) e si affronta una breve, ripida, rampa che, in pochi istanti, porta ad ammirare l'impressionante Caldaia del Sesia.


In corrispondenza della Casa del Parco (ore 0.15), sulla sinistra il sentiero 6a porta al rifugio F. Pastore, mentre sulla destra un raccordo si congiunge al sentiero per il Colle del Turlo. Per il rifugio Barba Ferrero si prosegue dritto, dopo pochi minuti si giunge all'Alpe Fum Bitz
e, non lontano, inchiodato al tronco di un larice che oramai l'ha in parte inglobato, troviamo un segnavia in lamiera che è diventato un reperto storico.
In corrispondenza della Casa del Parco presso l'Alpe Fum Bitz (ore 0.15), sulla sinistra il sentiero 6a porta al rifugio F. Pastore, mentre sulla destra un raccordo si ricongiunge al sentiero per il Colle del Turlo; per il rifugio Barba Ferrero si prosegue dritto, risalendo il fondovalle ora tra pascoli ora tra boschi di larici.
A mano a mano che il sentiero guadagna quota, i larici cedono il posto alle ontanelle e, finalmente, possiamo ammirare il versante sud del Monte Rosa in tutta la sua maestosità.

A 1900 m circa di quota (ore 1.15), oltrepassato il torrente Flua su un'agevole passerella, incastonata in una roccia c'è un'edicola dedicata alla Madonna dell'Accettazione; è questo il punto ove annualmente, la prima domenica di ottobre, ha inizio la tradizionale processione del Rosario Fiorito. Vale la pena fermarsi un istante per rifocillarsi ed ammirare il magnifico panorama che si apre davanti ai nostri occhi.
A 1900 m circa di quota (ore 1.15), oltrepassato il torrente Flua su un'agevole passerella, incastonata in una roccia c'è un'edicola dedicata alla Madonna dell'Accettazione; è questo il punto ove annualmente la prima domenica di ottobre ha inizio la tradizionale processione del Rosario Fiorito.

Il sentiero risale ora un fitto e tormentato bosco di salici nani e, quando oramai il pascolo ha preso il sopravvento, sulla nostra destra fa bella mostra di sé la cascata della Flua (2050 m, ore 1.45); si prosegue compiendo ampi tornanti al limitare della parete rocciosa sulla quale sorge il rifugio. In corrispondenza di una netta svolta sulla destra, inizia l'ultimo tratto di salita che risale la bastionata che abbiamo appena costeggiato.
Siamo alla base dell'imponente morena del ghiacciaio del Sesia, all'improvviso ecco ricomparire la bandiera del rifugio, ancora due valloncelli e finalmente si arriva sullo spiazzo lastricato davanti al rifugio (2247 m, ore 2.20).
Segnavia 7d: (ore 3.00, difficoltà EE) consigliabile solo in caso di perfetta visibilità.
Lasciamo alle nostre spalle il piazzale dell'Acqua Bianca, presso l'omonima cascata (1500 m circa), oltrepassiamo un torrente su un ponte in legno e s'incontra un bivio dove si prosegue sulla destra imboccando il sentiero 7a per il Colle del Turlo (a sinistra lasciamo il sentiero con segnavia 7). Tra i rami s'intravede la Casa del Parco con il suo orto botanico; continuiamo su un'ampia mulattiera risalendo con agevoli tornanti e moderata pendenza nell'ombra di un fresco bosco di larici.
In corrispondenza di un tornante (1821 m, ore 0.45), sulla sinistra si distacca il sentiero con segnavia 7e, mentre il nostro itinerario prosegue verso il Passo del Turlo.
All'uscita del bosco, in prossimità del guado di un torrente, si arriva all'Alpe Mittlentheil (1954 m, ore 1.10): il sentiero 7a prosegue sulla destra, mentre noi imboccheremo a sinistra il sentiero con segnavia 7d che conduce all'Alpe Testanera (2260 m, ore 2.00). Inizia ora la parte più panoramica dell'itinerario che prosegue in falsopiano attraversando pascoli e letti di antichi ghiacciai: tutto questo al cospetto delle pareti del versante sud del Monte Rosa.
Il tratto che unisce l'Alpe Testanera al rifugio, benché recentemente sia stato oggetto di un efficace lavoro di marcatura, è consigliabile solo in caso di perfetta visibilità, perché nonostante gli ometti e i segni rosso-bianco-rosso sulle pietre si susseguano con continuità, la traccia si può perdere con facilità.
Arrivati oramai in vista del rifugio, proveniente dal basso, si incontra nuovamente il sentiero con segnavia 7e. siamo sulla sponda sinistra del torrente Flua di cui ne risaliamo la costa per un breve tratto fino ad arrivare ad un robusto ponte in legno che ne consente l'attraversamento. In pochi minuti di discesa si arriva al rifugio (2247 m, ore 3).
Segnavia 7e: (ore 2.45, difficoltà E)
Lasciamo alle nostre spalle il piazzale dell'Acqua Bianca, presso l'omonima cascata, (1500 m circa), oltrepassiamo un torrente su un ponte in legno e s'incontra un bivio dove si prosegue sulla destra imboccando il sentiero 7a per il Colle del Turlo (a sinistra lasciamo il sentiero con segnavia 7). Tra i rami s'intravede la Casa del Parco con il suo orto botanico; continuiamo su un'ampia mulattiera risalendo con agevoli tornanti e moderata pendenza nell'ombra di un fresco bosco di larici.
In corrispondenza di uno di questi tornanti (1821 m circa, ore 0.45), al termine di un lungo tratto rettilineo, un'evidente indicazione su un masso segnala sulla sinistra l'inizio del sentiero con segnavia 7e, che ci condurrà al rifugio; si prosegue risalendo a mezzacosta tra i larici che a poco a poco si diradano lasciando così libera la visuale sull'imponente versante sud del Monte Rosa con i suoi 4000, la Piramide Vincent, la Punta Parrott e la Punta Gnifetti.
All'uscita del bosco, il sentiero aggira alcuni salti rocciosi e, superati questi troviamo l'Alpe Fun Kegno (2051 m, ore 1.40), dove alcuni ometti in pietra aiutano ad individuare meglio il sentiero che prosegue attraversando zone umide e ruscelli; poco a poco inizia a riconoscersi anche il profilo del rifugio.
Si prosegue incontrando le Alpi Fun Flua (2199 m, ore 2.10). Arrivati dirimpetto al rifugio, per raggiungerlo occorre ancora un piccolo sforzo per risalire, incontrando il sentiero 7d proveniente dall'Alpe Testanera, sulla sponda sinistra del Torrente Flua ed arrivare al nuovo ponte che lo attraversa. Oltrepassato il torrente, in breve, si ridiscende per arrivare al rifugio Barba Ferrero (2247 m, ore 2.45).
Per le escursioni al rifugio durante il periodo invernale, si consiglia di informare la Guardia di Finanza di Riva Valdobbia prima di intraprendere la salita.
Escursioni ed ascensioni dal rifugio:
- Capanna Valsesia (3400 m, ore 4.00): dal rifugio imboccare il sentiero con segnavia 7 fino al punto in cui svolta decisamente a sinistra ed inizia la discesa. Di qui si risale la sinistra orografica del Sesia fino a raggiungere alcuni grandi massi che permettono di portarsi su una specie di isolotto al centro del fiume ove in prossimità del quale è possibile guadare le acque (ATTENZIONE al ritorno durante il pomeriggio perché le acque s'ingrossano notevolmente).
Raggiungere il filo della lunga morena che divide il ghiacciaio delle Piode da quello del Sesia (segnavia 6) e seguirla fino alla fine, ovvero fino a quando si raggiunge un nevaio (più o meno ampio a seconda della stagione invernale). Attraversarlo poi decisamente andando verso sinistra (PRUDENZA perché possono incontrarsi piccoli crepacci) e risalire una seconda morena che, con un percorso abbastanza faticoso perché ripido, porta in breve contro le rocce della Punta Parrot un centinaio di metri a destra dello sperone che penetra più profondamente nella colata del ghiacciaio delle Piode.
Salire a questo punto sulle rocce friabili ma facili, fino ad incontrare una cengia quasi pianeggiante che porta verso destra in direzione di un marcato sperone roccioso e risalire il crestone di roccia abbastanza buona (ma sovente umida) e, poco dopo una corda metallica si raggiunge, in un ambiente selvaggio e grandioso, la Capanna Guglermina. - Rifugio Resegotti alla punta Tre Amici (3624 m, ore 4.00, indispensabili corda, piccozza e ramponi): dal rifugio dirigersi, per tracce di sentiero verso Nord, puntando alla sommità della morena del Ghiacciaio del Sesia. Si risale faticosamente per raggiungerne il filo e la si segue fino a quota 2791, dove la si abbandona per portarsi sul Ghiacciaio delle Vigne che si risale per un breve tratto piegando verso Est e portandosi sul Ghiacciaio Sud delle Locce.
Si risale quest'ultimo, badando ai crepacci, in direzione del Colle delle Locce. Nelle vicinanze del valico, si piega decisamente a sinistra per risalire quel tratto di ghiacciaio compreso tra l'isolotto roccioso detto "il cavallo" a sinistra e le rocce della Punta Tre Amici a destra.
Superata la crepaccia terminale che a volte si presenta abbastanza larga, ci si porta verso le rocce alla base della Punta Tre Amici che si costeggiano fino a raggiungere una piccola insenatura. Da quest'ultima si attaccano le rocce molto rotte, ma facili, che in breve conducono al Rifugio Resegotti. Ponendo molta attenzione alle cornici di neve che spesso orlano il versante di Macugnaga, in pochi minuti si conquista la vetta della Punta Tre Amici da dove si può godere di un'eccezionale vista sulla Cresta Signal, sulla Val Sesia, sulla Valle Anzasca e, se sereno, sulla Pianura Padana. - Punta Grober (3497 m, ore 3.30, indispensabili corda, piccozza e ramponi): la Punta Grober è quella montagna di forma trapezoidale già ben visibile dalla strada che da Riva Valdobbia conduce ad Alagna. Essa si trova sullo spartiacque tra la Valsesia e la Valle Anzasca, per cui dalla vetta si può godere di un panorama unico.
La via più frequentata per raggiungere la vetta è la cosiddetta via normale. Dal rifugio seguire l'itinerario per il Rifugio Resegotti fino a portarsi sul ghiacciaio delle Locce, che si risale, badando ai crepacci, fino ad un isolotto roccioso di natura morenica che precede il canale che conduce alla sella nevosa del Colle delle Locce.
Si risale questo canale che, a seconda della stagione, può essere interrotto da brevi e facili roccette e si raggiunge in breve il Colle delle Locce (3334 m, ore 3). Dal valico attaccare la Cresta Nord della Punta Grober abbastanza esile nel suo primo tratto ed interrotta da qualche roccia fin sotto il salto roccioso verticale che sorregge la Punta Nord. Si aggira questo ostacolo sulla destra per neve e rocce sgretolate per sbucare sulla Punta Centrale, di qui in brevissimo tempo per una comoda cresta di neve si arriva sulla vetta più alta. - Punta Parrot (4436 m, per il crestone Sud e lo sperone Est Sud-Est, ore 7.00, via alpinistica, indispensabili corda, piccozza e ramponi, media difficoltà): la salita è consigliata all'inizio della stagione quando sulla calotta c'è neve.
Dal Rifugio Gugliermina, lasciato a destra il grande canale che si alza verso il Ghiacciaio della Parrot, ci si sposta a sinistra per tenersi il più possibile sulla cresta rocciosa superando passaggi impegnativi, ma via via più facili su una rampa poco inclinata che si perde nella parete. Di qui ci si porta agevolmente sull'estremo lembo orientale del Ghiacciaio delle Piode che si appoggia sulla parete meridionale della Punta Parrot.
Si rimonta questa insenatura ghiacciata e si attacca la parete rocciosa larga e ripida, arrampicandosi dapprima su blocchi e placche rossastre, poi si supera una fascia di rocce biancastre per mezzo di un grande camino di cui si raggiunge, superando una piccola placca, l'apice là dove si diparte una cresta molto sottile che separa due precipizi. Si procede su un crestino nevoso verso il punto in cui il pendio verso il canalone Perazzi si accentua e, per una serie di placche, si giunge a cenge poco sicure e marcate che si percorrono a sinistra, al di sopra del grande precipizio che domina il Ghiacciaio delle Piode e si riesce al bordo inferiore della calotta nevosa. Si rimonta quest'ultima a zig zag (pericolo di slavine) spostandosi verso destra e passando tra due grandi massi di roccia, si raggiuno le rocce che formano la sommità della costa che separa il Canale Sesia dalla calotta del ghiacciaio e che, sul versante svizzero, sono coperte di neve.
Si piega a sinistra e si rimonta la crosta di ghiaccio e neve, superata la crepaccia che taglia la cornice(non sempre presente), si arriva in vetta. - Rifugio Regina Margherita alla Punta Gnifetti (4559 m, per la cresta Signal, ore 6.30, via alpinistica, indispensabili corda, piccozza e ramponi media difficoltà): dal Colle Signal, 3769 m, raggiungibile per cresta dalla Capanna Resegotti, si sale su rocce facili e poco inclinate dapprima e su una cresta seghettata. Quest'ultima può essere aggirata se si procede sul versante valsesiano, altrimenti si procede su creste aeree, talvolta nevose, e si giunge alla base di un'enorme piramide. La si può contornare a sinistra salendo per un sistema di cenge sul versante Sud e, per un camino di 15 metri, si raggiunge una sella nevosa (ore 1.30) e, lasciatala alle nostre spalle, si supera dapprima una cresta nevosa e poi si percorre un tratto frastagliato di rocce più difficili, ma più solide e, per un camino a diedro, si arriva su una piccola spalla, alla base del salto quasi verticale (ore 3.45). Si supera direttamente il salto e, seguitando per il crinale meno ripido e più facile, si arriva al termine della parete rocciosa della cresta.
Da qui si attraversano i nevai che sovrastano il Colle Gnifetti e si continua sulle piste della via normale, oppure si prosegue per cresta scavalcando e contornando un ultimo gendarme - chiamato "Signal" -, e si giunge in vetta sulla soglia della Capanna Regina Margherita (4559 m, ore 6.30).