Informativa: questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Continuando la navigazione o cliccando sul pulsante OK acconsenti all'uso dei cookie.
Il rifugio Barba-Ferrero
PAGINA IN COSTRUZIONE

Le informazioni relative ai sentieri che portano al rifugio e alla disponibilità dei posti nei locali del rifugio medesimo non sono aggiornate, dunque suggeriamo di consultare il sito Rifugi Monte Rosa al link sottostante e contattare i gestori.

Contatto per informazioni: info@rifugimonterosa.it o info@caivercelli.it

Rifugi Monte Rosa

Il rifugio Barba Ferrero, di proprietà della Sezione di Vercelli del Club Alpino Italiano, è situato a 2247 m presso le Alpi Vigne Superiori, nel comune di Alagna Valsesia, in una posizione unica, al centro dello spettacolare anfiteatro granitico e glaciale costituito dalla cime del Monte Rosa che formano l'imponente versante sud del massiccio; siamo nel cuore del Parco Naturale Alta Valsesia.

Storia: cercare le origini delle Alpi Vigne Superiori è come trovare un ago nel pagliaio.
Le due baite, che formano l'alpeggio, si collocano sulla sponda destra del torrente Flua, in prossimità del salto di roccia che sostiene l'imponente morena laterale del ghiacciaio Sesia-Locce. La data della loro costruzione è incerta e non esistono testimonianze scritte a riguardo, ma la posizione e l'esposizione del ricco pascolo suggeriscono antiche origini. Le teorie relative alle ricostruzioni climatiche degli ultimi secoli possono suggerire una data di possibile costruzione verso l'inizio del 1700.
In tempi più recenti, sono state un punto di riferimento per gli alpinisti diretti alle vie sul versante sud del Monte Rosa, trovando sempre ospitalità su un giaciglio di paglia ed una tazza di latte offerti dai pastori (S. Soglio, 1951, «Alpi Pennine da rifugio a rifugio»).
All'inizio degli Anni 60, la sezione di Vercelli del CAI, rinunciò alla gestione della baita sociale di Exilles (TO) a causa dei lavori ingenti necessari al mantenimento della struttura che, a sua volta, aveva preso il posto della precedente baita sociale a Noveis (BI) in uso prima della Seconda Guerra Mondiale, e rivolse il suo interesse alla montagna che nelle giornate limpide si erge imponente sulla pianura, individuando nella zona compresa tra il torrente Flua ed il ghiacciaio del Sesia come la più adatta per un rifugio.
Furono analizzati diversi progetti. Tra quelli più significativi, un bivacco in struttura metallica a quota 2700 metri nei pressi di un salto di roccia che origina una cascata del torrente Flua, circa 45 minuti oltre l'attuale rifugio, mentre l'ing. Turcotti propose, una struttura in muratura un poco più in alto, a 2800 metri circa di quota, al culmine della morena laterale del ghiacciaio Sesia-Locce, in una posizione che, all'epoca, era stata individuata come punto d'arrivo appetibile per un nuovo impianto funiviario proveniente da Alagna con lo scopo di sfruttare il plateau del ghiacciaio del Sesia con impianti di sci estivo. Si trattava, sicuramente, d'altri tempi: era, infatti, da poco entrata in funzione l'ardita funivia per Punta Indren e l'estensione dei ghiacciai era superiore a quella attuale.
Entrambe queste strutture si collocavano in una posizione al riparo da grandi slavine che, facilmente, in primavera, rigano quei pendii; occorreva, però, realizzarle ex-novo in un'epoca in cui l'elicottero era un mezzo di trasporto prettamente militare, in secondo luogo si deve aggiungere l'eccessiva distanza dal termine della strada carrozzabile che, allora, terminava presso le miniere d'oro del Creas, poco oltre l'abitato di Alagna.
Questi i principali motivi che indussero a rinunciare a quei prestigiosi sogni. Nel 1966 la famiglia Rolandi prese contatti con il Consiglio Direttivo perché era intenzionata a donare le baite delle Alpi Vigne Superiori, inutilizzate da una decina d'anni, ma ancora in buono stato di conservazione.
Come risulta dai verbali dell'epoca, la Sezione, unanimemente, accettò la donazione e l'arch. Vincenzo Pensotti curò il progetto di recupero e cambio d'uso.
La famiglia Barba (a memoria di Nino, a lungo Presidente della nostra Sezione), la famiglia Ferrero (a memoria del figlio Luciano, giovane alpinista stroncato da una grave malattia), enti e privati contribuirono economicamente.
I lavori iniziarono nel 1967; i soci lavorarono sodo per modificare e sistemare gli ambienti, la quantità di materiale necessario allo scopo fu davvero importante, tanto che per il trasporto in quota delle masserizie furono organizzate le ultime tradotte di muli che l'alta valle ricordi.
La ristrutturazione terminò nel 1968, in tempo per l'apertura nel mese di giugno ed il 1° settembre dello stesso anno il rifugio fu inaugurato solennemente ed ufficialmente alla presenza di numerose autorità che salirono alle Alpi Vigne insieme con altre - almeno - 150 persone.
Da allora è il Rifugio Barba Ferrero.
In quella prima stagione, il gestore fu Arturo Dazza, detto Remo, di Coggola; per lui si trattò di un ritorno all'infanzia, quando condusse l'Alpe insieme al padre.

Il Barba Ferrero oggi: il rifugio è costituito da due edifici di due piani ognuno.
Il piano inferiore dell'edificio prospiciente alla terrazza lastricata è adibito a bar e cucina, mentre al piano superiore trova posto l'accogliente sala da pranzo.
Sulla destra della porta del bar, si trova un secondo ingresso: è l'accesso al locale invernale che può accogliere 4 persone; esso è sempre aperto, è dotato di telefono d'emergenza e materiale di pronto soccorso.
Il secondo edificio, un poco più arretrato rispetto al primo è, invece, unicamente destinato a dormitorio con letti a castello e tavolato; gli ambienti possono ospitare al massimo 26 persone.
Poco più a monte di questa costruzione si trova la piazzola per l'atterraggio dell'elicottero.
Il rifugio è equipaggiato con una turbina idroelettrica in grado di fornire energia elettrica "pulita" e riscaldamento ai due edifici ed è dotato di telefono, il cui numero è 0163-91919.

Il futuro: dal 1968 la struttura è rimasta inalterata ad accogliere l'escursionista; ciò ha reso il suo aspetto famigliare. In particolare il suo profilo evoca lineamenti umani, come ho sentito quella volta in cui un bambino che gustava la polenta su un tavolo all'aperto, raccontava alla sua mamma che le due finestrelle erano gli occhi, la porta il naso ed i due spioventi del tetto le sopracciglia; un viso bonario, rassicurante. Estati roventi ed inverni gelidi hanno segnato i lineamenti di quel viso: alcune crepe oggi percorrono i muri.
In 40 anni, poi, sono cambiate tante leggi e le norme di sicurezza sono severe anche a 2250 metri di quota.
Per continuare ad esistere, il nostro rifugio deve rinnovarsi; appena possibile - appena la neve si sarà sciolta - inizieranno i lavori di ristrutturazione dell'edificio adibito a cucina e sala da pranzo.
Il rifacimento sarà totale ed alla fine ci consegnerà una struttura più slanciata, accessibile anche alle persone più alte di statura, evitando loro comici contorsionismi.
I lavori saranno eseguiti da una ditta specializzata e non ci sarà nessun utilizzo spregiudicato del cemento armato perché, dobbiamo sempre ricordarci che siamo nel Parco Naturale Alta Valsesia e quindi oltre ai vincoli di sicurezza esistono, più stringenti, anche limiti paesaggistici; l'edificio sarà, pertanto, smontato pietra dopo pietra e rimontato. Tutto quello che mancherà sarà recuperato sul posto.
Il lavoro è ingente e soprattutto costoso; la Sede Centrale del CAI, la Regione Piemonte, la Provincia di Vercelli hanno contribuito ognuno con la loro quota. La Sezione di Vercelli ha investito tutto.
Se tu vuoi dare un contributo, qualsiasi sia l'ammontare, sul CC del CAI di Vercelli, IBAN IT82 D060 9010 0000 0000 0523 800 posso dirti soltanto GRAZIE, anche a nome di tutti quelli che passeranno al Barba Ferrero per ammirare la grandezza della natura ed invitarti nel 2010 all'Alpe Vigne Superiore per la riapertura.

Architettura: i due fabbricati, in muratura di pietrame, conservano esteriormente l'aspetto classico delle baite di montagna inserendosi con continuità nell'ambiente circostante.
Nella loro trasformazione da baite in rifugio, lampante esempio di recupero di strutture edilizie agricole adibite alla pastorizia, si è voluto tramandare il valore, culturale, etnico ed ambientale di utilizzo del suolo, con particolare attenzione nell'effettuare interventi sul territorio senza che alterassero l'equilibrio del contesto territoriale e paesistico in cui erano inseriti.
Nei mesi estivi, i pascoli circostanti brulicano ancora di greggi; era naturale allora, continua ad esserlo ancora oggi.

Come raggiungerlo: usciti dall'autostrada al casello di Romagnano Sesia, s'imbocca la SR299 verso Varallo Sesia ed Alagna. Si risale tutta la Valsesia; giunti all'abitato di Alagna, lo si supera seguendo le indicazioni per la sciovia Wold. Da anni la strada carrozzabile che porta al piazzale dell'Acqua Bianca è ad accesso regolamentato ed occorre lasciare l'auto al parcheggio della sciovia Wold.
Durante la stagione estiva, è attivo un servizio di navetta (a pagamento) per il piazzale dell'Acqua Bianca che costituisce il punto di partenza dei tre sentieri 7, 7d e 7e che raggiungono il rifugio.

Durante il periodo dell'anno in cui le navette non prestano servizio, la strada è sempre chiusa al traffico privato e può essere unicamente percorsa a piedi, almeno fino al ponte automobilistico che attraversa il fiume Sesia poco oltre la cappella di Sant'Antonio; restando sulla sponda destra si può proseguire lungo il sentiero 6 per il rifugio Pastore e quindi la casa del parco. Proseguendo, invece, lungo la carrozzabile, si arriva al piazzale dell'Acqua Bianca.

Segnavia 7: (ore 2.20, difficoltà E)
Lasciamo alle nostre spalle il piazzale dell'Acqua Bianca, presso l'omonima cascata (1500 m circa), su ampia e comoda mulattiera, e percorriamo poche decine di metri, giungendo ad un bivio; si prosegue tenendo la sinistra (a destra inizia il sentiero per il colle del Turlo con segnavia 7a) e si affronta una breve, ripida, rampa che, in pochi istanti, porta ad ammirare l'impressionante Caldaia del Sesia.
In corrispondenza della Casa del Parco (ore 0.15), sulla sinistra il sentiero 6a porta al rifugio F. Pastore, mentre sulla destra un raccordo si congiunge al sentiero per il Colle del Turlo. Per il rifugio Barba Ferrero si prosegue dritto, dopo pochi minuti si giunge all'Alpe Fum Bitz e, non lontano, inchiodato al tronco di un larice che oramai l'ha in parte inglobato, troviamo un segnavia in lamiera che è diventato un reperto storico. In corrispondenza della Casa del Parco presso l'Alpe Fum Bitz (ore 0.15), sulla sinistra il sentiero 6a porta al rifugio F. Pastore, mentre sulla destra un raccordo si ricongiunge al sentiero per il Colle del Turlo; per il rifugio Barba Ferrero si prosegue dritto, risalendo il fondovalle ora tra pascoli ora tra boschi di larici. A mano a mano che il sentiero guadagna quota, i larici cedono il posto alle ontanelle e, finalmente, possiamo ammirare il versante sud del Monte Rosa in tutta la sua maestosità.
A 1900 m circa di quota (ore 1.15), oltrepassato il torrente Flua su un'agevole passerella, incastonata in una roccia c'è un'edicola dedicata alla Madonna dell'Accettazione; è questo il punto ove annualmente, la prima domenica di ottobre, ha inizio la tradizionale processione del Rosario Fiorito. Vale la pena fermarsi un istante per rifocillarsi ed ammirare il magnifico panorama che si apre davanti ai nostri occhi.
A 1900 m circa di quota (ore 1.15), oltrepassato il torrente Flua su un'agevole passerella, incastonata in una roccia c'è un'edicola dedicata alla Madonna dell'Accettazione; è questo il punto ove annualmente la prima domenica di ottobre ha inizio la tradizionale processione del Rosario Fiorito.
Il sentiero risale ora un fitto e tormentato bosco di salici nani e, quando oramai il pascolo ha preso il sopravvento, sulla nostra destra fa bella mostra di sé la cascata della Flua (2050 m, ore 1.45); si prosegue compiendo ampi tornanti al limitare della parete rocciosa sulla quale sorge il rifugio. In corrispondenza di una netta svolta sulla destra, inizia l'ultimo tratto di salita che risale la bastionata che abbiamo appena costeggiato.
Siamo alla base dell'imponente morena del ghiacciaio del Sesia, all'improvviso ecco ricomparire la bandiera del rifugio, ancora due valloncelli e finalmente si arriva sullo spiazzo lastricato davanti al rifugio (2247 m, ore 2.20).

Segnavia 7d: (ore 3.00, difficoltà EE) consigliabile solo in caso di perfetta visibilità.
Lasciamo alle nostre spalle il piazzale dell'Acqua Bianca, presso l'omonima cascata (1500 m circa), oltrepassiamo un torrente su un ponte in legno e s'incontra un bivio dove si prosegue sulla destra imboccando il sentiero 7a per il Colle del Turlo (a sinistra lasciamo il sentiero con segnavia 7). Tra i rami s'intravede la Casa del Parco con il suo orto botanico; continuiamo su un'ampia mulattiera risalendo con agevoli tornanti e moderata pendenza nell'ombra di un fresco bosco di larici.
In corrispondenza di un tornante (1821 m, ore 0.45), sulla sinistra si distacca il sentiero con segnavia 7e, mentre il nostro itinerario prosegue verso il Passo del Turlo.
All'uscita del bosco, in prossimità del guado di un torrente, si arriva all'Alpe Mittlentheil (1954 m, ore 1.10): il sentiero 7a prosegue sulla destra, mentre noi imboccheremo a sinistra il sentiero con segnavia 7d che conduce all'Alpe Testanera (2260 m, ore 2.00). Inizia ora la parte più panoramica dell'itinerario che prosegue in falsopiano attraversando pascoli e letti di antichi ghiacciai: tutto questo al cospetto delle pareti del versante sud del Monte Rosa.
Il tratto che unisce l'Alpe Testanera al rifugio, benché recentemente sia stato oggetto di un efficace lavoro di marcatura, è consigliabile solo in caso di perfetta visibilità, perché nonostante gli ometti e i segni rosso-bianco-rosso sulle pietre si susseguano con continuità, la traccia si può perdere con facilità.
Arrivati oramai in vista del rifugio, proveniente dal basso, si incontra nuovamente il sentiero con segnavia 7e. siamo sulla sponda sinistra del torrente Flua di cui ne risaliamo la costa per un breve tratto fino ad arrivare ad un robusto ponte in legno che ne consente l'attraversamento. In pochi minuti di discesa si arriva al rifugio (2247 m, ore 3).

Segnavia 7e: (ore 2.45, difficoltà E)
Lasciamo alle nostre spalle il piazzale dell'Acqua Bianca, presso l'omonima cascata, (1500 m circa), oltrepassiamo un torrente su un ponte in legno e s'incontra un bivio dove si prosegue sulla destra imboccando il sentiero 7a per il Colle del Turlo (a sinistra lasciamo il sentiero con segnavia 7). Tra i rami s'intravede la Casa del Parco con il suo orto botanico; continuiamo su un'ampia mulattiera risalendo con agevoli tornanti e moderata pendenza nell'ombra di un fresco bosco di larici.
In corrispondenza di uno di questi tornanti (1821 m circa, ore 0.45), al termine di un lungo tratto rettilineo, un'evidente indicazione su un masso segnala sulla sinistra l'inizio del sentiero con segnavia 7e, che ci condurrà al rifugio; si prosegue risalendo a mezzacosta tra i larici che a poco a poco si diradano lasciando così libera la visuale sull'imponente versante sud del Monte Rosa con i suoi 4000, la Piramide Vincent, la Punta Parrott e la Punta Gnifetti.
All'uscita del bosco, il sentiero aggira alcuni salti rocciosi e, superati questi troviamo l'Alpe Fun Kegno (2051 m, ore 1.40), dove alcuni ometti in pietra aiutano ad individuare meglio il sentiero che prosegue attraversando zone umide e ruscelli; poco a poco inizia a riconoscersi anche il profilo del rifugio.
Si prosegue incontrando le Alpi Fun Flua (2199 m, ore 2.10). Arrivati dirimpetto al rifugio, per raggiungerlo occorre ancora un piccolo sforzo per risalire, incontrando il sentiero 7d proveniente dall'Alpe Testanera, sulla sponda sinistra del Torrente Flua ed arrivare al nuovo ponte che lo attraversa. Oltrepassato il torrente, in breve, si ridiscende per arrivare al rifugio Barba Ferrero (2247 m, ore 2.45).

Per le escursioni al rifugio durante il periodo invernale, si consiglia di informare la Guardia di Finanza di Riva Valdobbia prima di intraprendere la salita.